VENDITA DIRETTA DEGLI AGRICOLTORI NEI MERCATI?

GIA’ ESISTE MA GLI EFFETTI NON SI VEDONO.

 

 

Non convince la proposta della Coldiretti, della CIA e delle altre associazioni agricole che promettono di contenere il carovita e di abbassare i prezzi dei prodotti ortofrutticoli fino al 30% con la diffusione nei mercati di banchi gestiti direttamente dagli agricoltori.

Si coglie in questa proposta un accenno demagogico, in quanto, nei fatti, è già considerevole la presenza di produttori agricoli nei mercati disseminati in tutta la regione ma questa non ha prodotto alcun effetto tangibile sulla riduzione dei prezzi.

Non trascuriamo, sempre sulla questione della vendita diretta dei produttori agricoli, la questione della sicurezza e del rispetto delle norme igienico sanitarie.

I nostri negozianti, sono tenuti, giustamente, al raggiungimento di alcuni standard e al mantenimento di un manuale di autocontrollo sulle norme igieniche (legge 155/1997 haccp) che va dall’arrivo della merce alla sua vendita al cliente che comporta, oltre a metodi di lavoro rigorosi, anche un cospicuo costo per l’azienda. Sarà difficile controllare se un produttore in un area privata rispetti queste regole!! Auspichiamo quindi come associazione che ci sia un rispetto dei ruoli e che si possa lavorare tutti nelle medesime condizioni e che anche i produttori nella vendita rispettino le stesse regole dei commercianti dettaglianti.

Dalle rilevazioni della FIESA/Confesercenti (federazione italiana esercenti settore alimentare) i prezzi relativi al settore ortofrutta non sono molto diversi da quelli del 2006 e anche nei mercati all’ingrosso si registrano aumenti solamente per le primizie e tutti quei prodotti arrivati ormai a fine stagione.

I nostri associati, dettaglianti del settore alimentare, lavorano con margini sempre più ristretti, subendo da un lato la concorrenza della Grande Distribuzione e dall’altra il rincaro di prodotti e materie prime.

L’aumento di queste ultime preoccupa molto anche i nostri associati che in questo periodo stanno cercando di mantenere quanto più possibile i prezzi stabili visto che un aumento dell’inflazione penalizzerebbe sia i consumatori che le aziende stesse.

In questo tema le forzature non sono utili, e dobbiamo iniziare a dare le responsabilità a chi veramente le ha: agli agricoltori le loro, alla logistica, a quella parte di sistema distributivo distorto che fa speculazione sui prezzi e a chi crea inutili allarmismi con comunicati che affrontano il problema in maniera troppo qualunquistica.