Prezzi: basta puntare l’indice contro il settore commerciale.

Le Associazioni dei Consumatori abbiano più coraggio e colpiscano i veri responsabili.

 


Puntuale come il cambio di stagione, arriva ogni anno la presa di posizione delle associazioni di consumatori nei confronti di ipotetici aumenti previsti per la stagione autunnale.

Sembra quasi che ciclicamente le stesse associazioni prendano di mira, senza tanti convenevoli, il settore commerciale e della distribuzione di alimenti e bevande; per circa 2 o 3 anni se la sono presa con le zucchine o i fagiolini, come se questi da soli potessero mettere in crisi i bilanci delle famiglie, ora hanno cambiato target e si sono buttate su “tutto e di più”.

Da una parte polemizzano giustamente per l’eccessivo aumento dei costi evidenziati anche dall’istat come l’elettricità (+ 7, 1%), il gas (+ 4,8%), la scuola (+ 11,9%) e i servizi idrici (+ 14,7%), dall’altra non solo non evidenziano le moltissime riduzione di prezzo di molti prodotti di prima necessità (zucchero, riso, insalata, zucchine, latte) ma puntano l’indice prevalentemente contro i dettaglianti (pur sostenendo che sono l’ultimo anello della catena) responsabili, a loro dire, dei futuri aumenti che ci saranno.

Non si spiega altrimenti come mai, considerando che la maggior parte dei rincari previsti siano riconducibili alle amministrazioni locali (+ 110% negli ultimi 10 anni la tassazione locale) o ai prodotti artigianali (pane, pasta, ecc.), alla concertazione vogliano solamente la categoria dei commercianti.

In virtù di quanto sopra non si capisce neanche perché non si pensi di coinvolgere le associazioni dell’artigianato e dell’agricoltura e, soprattutto, gli enti locali portando così la discussione su un terreno dove tutti possano fare la loro parte.

La Confesercenti invita le associazioni dei consumatori, inoltre, a fare la voce grossa anche con gli istituti bancari, con le compagnie petrolifere o con la grande distribuzione che tanto incidono sul portafoglio delle famiglie, ma come si sa, è molto più facile prendersela con il fruttivendolo sotto casa che andare a “toccare” certi colossi.

Insomma ogni anno si grida “al lupo al lupo”, indicando sempre e solo i bersagli più facili da raggiungere e che nella dinamica dei prezzi ben poche colpe hanno da espiare.

La Confesercenti non si è mai tirata indietro ma intende riportare la discussione in un ambito di razionalità ed oggettività, contrastando i continui tentativi di far ricadere sui commercianti le responsabilità.

Comunque, conclude la Confesercenti, non ci tiriamo indietro come non lo abbiamo mai fatto nel passato e siamo disposti a sederci intorno a un tavolo ma solo a due condizioni:

al tavolo devono essere presenti tutti i soggetti e basta con le accuse al settore del commercio.